Il luogo dello spirito di Osu
Osu è la contrazione di due parole:
Oshi che significa "Spingere", e
Shinobu che significa "Perseverare".
Vuol dire pazienza, determinazione e perseveranza. Ogni volta che diciamo "Osu", ricordiamo a noi stessi il suo significato.
E' ciò che più chiedono le arti marziali. Spingi te stesso fino a pensare di aver raggiunto il limite. Prima vuole fermarsi il tuo
corpo, ma la tua mente continua a spingerti. Quindi vuole fermarsi la tua mente, ma il tuo spirito vuole proseguire. Sopporta il dolore.
Persevera. Questo è Osu.
Le arti marziali non si apprendono in un giorno. Si impiegano anni ad imparare i fondamentali, le tecniche di base vengono ripetute
migliaia di volte, fin quando diventano un riflesso incondizionato, parte del nostro bagaglio istintivo, fino a che non viene perduta
la consapevolezza (Mushin).
Spesso la pratica porta alla frustrazione, la continua ripetizione delle stesse cose, senza un risultato apparente, senza progresso.
Per vincere questa frustrazione occorrono pazienza e determinazione. Questo è Osu.
Lo sviluppo di questa forza interiore è "osu no seishin" (Lo spirito di Osu), perseverare mentre
si viene spinti, perseverare sotto ogni tipo di pressione.
I sette principi del Bushidō
義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
勇, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
仁, Jin: Compassione
L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.
礼, Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.
誠, Makoto o 信, Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.
名誉, Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
忠義, Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.
La nascita della scuola è riportata nei testi come una commistione di
leggenda ed eventi storici, fatti e mitologia.
Il fondatore, Iizasa Choisai Ienao (1387-1488), era il figlio di un Guerriero
appartenente alla piccola nobiltà di campagna che viveva nel villaggio di Iizasa
(oggi Tako-machi) nella prefettura di Chiba. Ancora giovane Ienao già si
distingueva negli studi marziali della spada e della lancia. Presso gli uomini
del clan Chiba, i suoi superiori, Ienao era ben conosciuto per la sua eccellenza
nelle abilità marziali.
Il giovane Ienao partecipò a combattimenti individuali sul campo di battaglia e
non fu mai sconfitto. Così la sua fama di guerriero si estese velocemente da un
capo all’altro del territorio. Più tardi, con la caduta del clan Chiba, Ienao si
staccò dal suo stesso clan e dagli alleati e donò un migliaio di koku di riso al
tempio di Katori ed eresse pure il Shintokusan Shinpuku-ji, un tempio, a
Miyamotomura, Otsuki, dove donò un altro migliaio di koku di riso.
Ienao si recluse a Umekiyama, un posto collocato vicino il recinto più interno
del tempio di Katori.
Durante il periodo in cui Ienao visse un’esistenza ritirata, avvenne che uno dei
suoi devoti discepoli si recasse a lavare un cavallo ad una fonte vicino al
tempio di Katori. Poco tempo dopo il cavallo iniziò a soffrire di forti dolori
e, pochissimo dopo, morì. Ienao si meravigliò per l’accaduto ed attribuì questi
straordinari effetti al potere divino di Futsu-nushi no Mikoto che, secondo lui,
aveva provocato la morte del cavallo.
All’età di sessant’anni allora, Ienao decise di dedicarsi ad una quotidiana
adorazione al tempio di Katori per un periodo di mille giorni. Durante questo
periodo, e dopo aver compiuto un’austera cerimonia di purificazione, s’impegnò
in un severo regime di allenamento marziale. Mentre era in questo stato di
disciplina spirituale, così ci narrano, Ienao ebbe una visione di Futsu-nushi no
Mikoto. Questa potente divinità, con l’apparenza di un giovane ragazzo, apparve
a Ienao dopo che si era seduto su un ramo di un vecchio albero di prugno, vicino
al luogo dove era solito allenarsi. La visione offerse a Ienao un volume di
Heiho Shinsho, un libro di strategia marziale scritto da mani divine.
La visione gli predisse pure: “Tu diverrai il più grande maestro di tutti gli
uomini di spada sotto il sole”.
nome formale di questa l’espressione “Tenshin Shoden”, che ricorda la
trasmissione divina ricevuta da Futsu-nushi no Mikoto.
Un enorme numero di manoscritti sulla strategia marziale sono tuttora conservati
dall’attuale capo della famiglia Iizasa a testimonianza della grande esperienza
pratica e spirituale acquisita da Ienao nelle discipline marziali.
Il maestro Iizasa Choisai Ienao morì, sorprendentemente, alla veneranda, ed
inconsueta, età di centodue anni. Il suo postumo nome buddista è Taiganin-den
Taira-no-Ason-Iga-no-Kami-Raiodo-Hon-Dai-Koji; quello di sua moglie è
Kagakuin-den-Myoshitsu-Seikyo-Taishi.